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Viaggio in Salento, giorno 3: Roca Vecchia e la Grotta della Poesia

Partiti stamattina da Lecce in direzione San Cataldo, abbiamo raggiunto la costa adriatica. Scendendo verso sud lungo la litoranea, abbiamo superato San Foca e siamo arrivati a Roca Vecchia, dove c’è un’area archeologica straordinaria. Sul promontorio di Roca, non potevamo rinunciare ad affacciarci sulla Grotta della Poesia.

La sola spiacevolezza di questi luoghi è la presenza di noi turisti.

Molti, disattenti e cretini, si tuffano dagli speroni nonostante le avvertenze scritte ovunque sulla friabilità della roccia (che infatti è crollata in diversi punti) e le stanche raccomandazioni delle persone che qui ci lavorano.

Non sarebbe meraviglioso se noi tutti potessimo godere della bellezza di questi luoghi, come di altri, rimanendo invisibili, silenziosi, incorporei?

A pranzo: per oggi non mi ero preparata un piano, quindi ho fatto quella che secondo me è la cosa migliore da fare in questi casi, cioè chiedere a un autoctono dove andrebbe a mangiare lui. Così ci siamo ritrovati al Rokamel, seduti a un tavolino di fronte al mare. I crudi: gamberi rosa di Gallipoli, scampi, straccetti di ombrina. Poi le cozze alla Salentina e il calamaro verace alla griglia. Un calice di Verdeca prima e uno di Vento dopo.
La pace è con noi.

Lasciata Roca Vecchia, il mio itinerario prevedeva una tappa verso l’interno, a Melendugno: lungo la strada per Calimera, solo uliveti e terra cotta dal sole, ci sono due dolmen, il Gurgulante e il Placa, semplici e primitivi, entrambi datati all’età del Bronzo (III-II millennio a. C.). Nei pressi del Placa, c’era un cerchio tracciato con il sale grosso: da chi e perché?
Temperatura tra le due e le tre del pomeriggio: 37°. Un inferno memorabile, di sfolgorante, cocente bellezza.

Ora siamo a Otranto, ben coccolati in una masseria dove ci stiamo comportando da turisti, però educati: i tuffi non li facciamo nemmeno in piscina. Anche perché non li sappiamo fare.
Domani visiteremo Otranto, e poi non avremo pietà per i ricci di mare a Porto Badisco. Se qui ignorano il fermo pesca.

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